Premessa
Solo nel 2026 ho scoperto con ritardo l’esistenza del portale Antenati https://antenati.cultura.gov.it/ messo a disposizione dal Ministero della Cultura, che raccoglie milioni di atti dello Stato Civile digitalizzati e consultabili gratuitamente da casa. Un tesoro immenso, finora accessibile solo fisicamente negli archivi.
Era da sempre un mio desiderio che gli atti dell’Anagrafe venissero digitalizzati, veramente un peccato non essermene accorto prima!
All’inizio ho cominciato con un obiettivo semplice: volevo dare alle mie figlie Federica e Vittoria un piccolo albero genealogico che arrivasse fino ai loro trisnonni, cioè ai miei bisnonni e a quelli di mia moglie. Obiettivo che ho raggiunto abbastanza velocemente con risultati sorprendenti arrivando anche a trovare alcuni trisavoli miei e di mia moglie.
E poi il portale mi ha letteralmente affascinato e risucchiato al suo interno.
Intanto volevo vedere se avevo un capostipite con un caro amico con lo stesso cognome D'Ettorre: erano anni che ci chiedevamo se avessimo un avo comune. Per capirlo ho cercato tutti i D’Ettorre a Frisa finendo per mappare tutti i D'Ettorre dell'Ottocento presenti nell’archivio digitalizzato: ogni nascita, ogni matrimonio, ogni morte.
Quello che segue è il risultato di questa ricerca con una veramente imprevedibile sorpresa finale.
Il portale Antenati e i documenti storici
Alcune spiegazioni.
Gli archivi parrocchiali
Per secoli, la registrazione delle nascite, dei matrimoni e delle morti fu affidata esclusivamente alla Chiesa. I parroci annotavano i battesimi, i matrimoni e le sepolture nei cosiddetti registri parrocchiali, che in molti casi risalgono al Cinquecento. Questi documenti sono rimasti per secoli negli archivi delle diocesi o delle singole parrocchie, accessibili solo a chi si recava fisicamente sul posto.
La svolta napoleonica del 1809 con l’Anagrafe Civile
Con la conquista napoleonica dell’Italia compreso il Regno di Napoli e l'introduzione del Codice Napoleonico, tutto cambia. Insieme a varie riforme c’è anche l’istituzione dell’Anagrafe Civile: a partire dal primo gennaio 1809, lo Stato assume il controllo della registrazione degli atti: nascite, matrimoni e morti vengono registrati dai Comuni (o dalle municipalità, come si chiamavano allora), con atti standardizzati, firmati da testimoni e ufficiali di stato civile.
Questa riforma ha conseguenze enormi per la ricerca genealogica: da quel momento in poi, i documenti diventano molto più precisi e dettagliati. Un atto di nascita dal 1809 riporta il nome del bambino, quello dei genitori, dei nonni, dei testimoni, l'età di tutti, la professione, l'indirizzo. Un livello di dettaglio impensabile per i registri parrocchiali precedenti.
Il Portale Antenati raccoglie principalmente gli atti dello stato civile dall'Ottocento in poi.
Per Frisa gli atti ATTUALMENTE disponibili arrivano fino al 1899. Per altri comuni come Ortona, Crecchio, Orsogna ecc. arrivano fino al 1930. Questo perché i registri digitalizzati dall’Archivio di Stato sono le seconde copie dei registri che i comuni hanno consegnato ogni anno al tribunale competente per zona. Il Tribunale di Lanciano però purtroppo non ha mai riversato all’Archivio di Stato gli anni dal 1900 al 1930 dei comuni di sua competenza (Frisa, Lanciano, Mozzagrogna, Fossacesia ecc. ecc.). Dove si trovino questi registri non si sa: io immagino che erano conservati nella sede dell’Archivio di Stato in Viale Cappuccini a Lanciano, poi l’intero Archivio è stato traslocato altrove.
Un impiegato dell'Archivio di Stato di Chieti mi ha risposto che non hanno idea se e quando verranno mai recuperati e digitalizzati.
Ovviamente le prime copie dei registri sono sempre a disposizione nei rispettivi comuni e a domanda possono essere consultati recandosi fisicamente negli uffici comunali.
Con la caduta dei Regni Napoleonici e la Restaurazione dell’Ancien Regime quasi tutti gli stati hanno mantenuto l’Anagrafe Civile. Però con effetti diversi, se al Nord l’anagrafe Civile ha funzionato bene da subito nel Regno delle Due Sicilie c’è stato qualche “malfunzionamento”.
I processetti matrimoniali
Tra i documenti più ricchi di informazioni ci sono i processetti matrimoniali, ovvero la documentazione preparatoria raccolta prima di ogni matrimonio. Prima di unire in matrimonio due persone, la Chiesa (e poi anche lo Stato) doveva verificare che non ci fossero impedimenti: che i due non fossero già sposati, che non fossero parenti troppo stretti, che fossero liberi da vincoli.
A tale scopo venivano raccolte dichiarazioni di testimoni, certificati di battesimo, atti di morte del coniuge precedente (in caso di vedovanza), certificati di residenza. Il processetto è quindi come un piccolo fascicolo che racconta non solo del matrimonio in sé, ma anche della storia personale dei due sposi — e spesso dei loro genitori e nonni. Infatti se i genitori sono morti occorre il certificato di morte e se sono morti i genitori maschi occorre la presenza del nonno maschio se vivente o il suo certificato di morte.
Per chi fa ricerche genealogiche il processetto matrimoniale è una vera miniera d'oro di informazioni.
Una piccola chiave di lettura: "di" e "fu"
Negli atti d'archivio, il nome del padre di una persona è quasi sempre accompagnato da una di queste due parole: "di" se il padre era ancora vivo al momento dell'atto, "fu" se invece era già deceduto. Sembra un dettaglio minore, ma nella mia ricerca si è rivelato spesso decisivo: mi ha permesso, per esempio, di capire quando un documento non poteva riferirsi alla persona che pensavo, semplicemente perché le date di "vivo/morto" non tornavano. Tenete a mente questa piccola regola: tornerà utile più volte nel racconto che segue.
Il primo risultato: tutti i D'Ettorre di Frisa…..
Dopo qualche settimana di ricerca, il quadro è emerso con grande facilità e evidenza: TUTTI i D'Ettorre di Frisa dell'Ottocento discendono da due soli individui, due fratelli (o comunque due parenti stretti) nati alla metà del Settecento:
Filippo D’Ettorre
~1744 – 24 marzo 1817sposa Angela Maria Cotellessa (~1776–9/1/1850)
Domenico D’Ettorre
~1759 – 14 gennaio 1844sposa Nicola Maria Cotellessa (~1753–23/10/1831)
Si noti che entrambi sposarono donne di cognome Cotellessa.
La moglie di Filippo è di oltre 30 anni più giovane del marito per cui è sicuramente la seconda moglie anche perché Andrea (~1783–1834) uno dei figli più anziani di Filippo è quasi coetaneo di Angela Maria Cotellessa e non può esserne il figlio.
Nulla so al momento della prima moglie di Filippo, occorrerà visionare fisicamente gli archivi parrocchiali ante 1809.
Ho riportato l'albero nella pagina dedicata http://www.maurodettorre.it/ReadOnly.html con i due rami della famiglia.
Nota metodologica
L'albero genealogico qui presentato è stato ricostruito attraverso la lettura sistematica degli atti di stato civile del Comune di Frisa. È importante essere consapevoli di un limite intrinseco a questo tipo di ricerca: una famiglia raramente resta confinata entro i confini di un solo comune, e la documentazione segue le persone, non il contrario.
Il primo motivo è una consuetudine dell'epoca: per tradizione, il matrimonio veniva celebrato nel comune di residenza della sposa, non dello sposo. Questo significa che, per molte delle donne entrate nella famiglia D'Ettorre tramite matrimonio, il relativo atto di matrimonio si trova registrato altrove — nel comune d'origine della sposa — e non negli archivi di Frisa consultati finora.
Il secondo motivo è più concreto: trasferimenti di residenza in altro comune. E poi per la frazione di Badia di Frisa, che sorge lungo il Tratturo Magno, l'antico percorso che segna il confine con il Comune di Lanciano è altamente probabile che alcuni membri della famiglia, per il sovraffollamento del nucleo originario di Badia, si siano semplicemente spostati sull'altro lato del tratturo — ricadendo così, dal punto di vista amministrativo, nel territorio di Lanciano. Non si tratta quindi in questo caso di veri trasferimenti, ma di banali dislocazioni logistiche ma che portano al cambio di comune. Lo stesso è accaduto al mio ramo familiare, spostatosi verso il Moro, in località Vallone — ma restando però nel territorio comunale di Frisa, a soli 200 metri dal confine con Lanciano.
Ecco perché è necessario completare la ricerca con la perlustrazione sistematica dell'anagrafe di Lanciano, e in un secondo momento dei comuni limitrofi — un lavoro che richiederà tempi molto lunghi.
Se riconoscete un antenato in questo albero e avete notizia di un trasferimento verso un altro comune, ogni segnalazione è preziosa per orientare la ricerca futura.
Analizzando l'albero, salta subito all'occhio uno squilibrio: la discendenza di Domenico è nettamente più numerosa di quella di Filippo. Vale la pena ricordare alcuni limiti di questo conteggio: i dati si fermano al 1899, e avendo seguito solo le linee maschili — l'unica strada per tracciare il cognome — molti rami si interrompono semplicemente perché nascevano femmine, o per l'alta mortalità infantile che falcidiava l'epoca. Ma soprattutto c'è anche quanto detto prima ovvero che buona parte di queste interruzioni non sono vere e proprie fini di un ramo, sono famiglie che si sono spostate di poche centinaia di metri, oltre il confine con Lanciano, restando così invisibili ai registri di Frisa.
Tra storia e leggenda: i due commercianti di bestiame
Il fatto che tutti D’Ettorre di Frisa discendano da solo due persone però va incredibilmente a combaciare con un racconto di famiglia (a cui per la verità non credevo tanto) che parla di due commercianti di bestiame che arrivarono a Frisa da fuori, e si stabilirono nella Badia e lì misero radici.
Ma perché proprio Badia? Perché Badia si trova esattamente sul Tratturo Regio Magno L’Aquila-Foggia (Tratturo n°1- l’Autostrada del Sole dell’epoca) alla diramazione con il tratturo Frisa –Rocca Roseto (Tratturo n° 91).
I tratturi: le autostrade del bestiame
Nel sistema economico del Mezzogiorno preunitario, la transumanza era un'attività fondamentale. Ogni anno, milioni di pecore (e con loro buoi, cavalli, capre) percorrevano centinaia di chilometri seguendo percorsi stabiliti da secoli: i tratturi. Si trattava di vere e proprie "autostrade erbose", larghe anche 111 metri, di proprietà dello Stato e inalienabili, lungo le quali il bestiame si spostava dagli alpeggi abruzzesi e molisani verso le pianure pugliesi in inverno, e tornava indietro in estate.
I tratturi erano anche arterie commerciali: lungo di essi sorgevano mercati, fiere, locande, chiese. Chi commerciava in bestiame le conosceva molto bene.
Per dei commercianti di bestiame in continuo movimento, installarsi in un punto simile era la scelta logistica più pratica: un crocevia di traffici, di informazioni, di opportunità.
Il racconto familiare, insomma, non sembra affatto una storiellina raccontata nelle notti d'inverno davanti al focolare dai nonni ai nipoti ma invece è una memoria precisa, passata di generazione in generazione.
Il racconto di famiglia aggiunge anche che i due erano un po' disinvolti nei loro commerci perché forse si dedicavano occasionalmente a un po' di abigeato. Un po' di bestiame lo compravano e un po' lo rubacchiavano. Sembra proprio la trama di un film western!
Arrivato a questo punto della ricerca potevo essere soddisfatto e mettere la parola FINE ma ho scoperto qualcosa che veramente non mi aspettavo.
Il mistero del cognome: D'Ettorre o ……?
Questa è senza dubbio la parte più intrigante della ricerca.
Con la speranza di trovare anche i nomi dei genitori di Domenico ho cercato e trovato subito senza difficoltà il certificato di morte di Domenico morto alla veneranda età di 85 anni, abbastanza inusuale per l’epoca.
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561283/wEQ2YB7
Purtroppo nell’atto di morte c’è scritto solo “si ignorano i genitori”: e questa formula veniva usata dagli ufficiali di anagrafe per i morti molto anziani di cui nessuno ricordava bene i nomi dei loro genitori e nell’incertezza non si arrischiavano a scrivere in un atto pubblico informazioni potenzialmente inesatte.
Allora mi sono messo alla ricerca dell’atto di morte di Filippo — il presunto fratello maggiore — sempre con una flebile speranza di trovarci i nomi dei genitori MA NON RIUSCIVO A TROVARE L’ATTO.
Ho pensato addirittura che forse la morte di Filippo non era stata registrata oppure che fosse morto in altro comune.
Pertanto ho dovuto cambiare approccio alla ricerca non più limitandomi a leggere gli indici e le intestazioni degli atti ma leggendo sistematicamente il contenuto di tutti gli atti uno per uno dal 1809 e finalmente ho trovato un atto di morte di tal “Filippo Pellicciotta figlio del fu D'Ettorre coniuge di Angela Maria Cotellessa.” https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561255/wOYAPez
Nell’atto sono menzionati: “Filippo”, “D’Ettorre” e “Angela Maria Cotellessa”. Una coincidenza? O era il Filippo che cercavo? Ma perché Pellicciotta? E soprattutto perché “figlio del FU D’ETTORRE”? Un cognome e non un nome! Come se D'Ettorre fosse il nome del padre di Filippo.
Nel margine del foglio c’è una lunga annotazione che ho faticato non poco a decifrare in cui si riporta una sentenza del tribunale di Chieti del 1842 su richiesta di Anna Vincenza D’Ettorre (la cui trascrizione completa si trova in https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561073/w1j6QWB) che ordinava all’anagrafe di Frisa di rettificare il cognome del morto da Filippo PELLICCIOTTA a Filippo D’ETTORRE.
A questo punto ho pensato di aver trovato solo un grave errore dell’anagrafe di Frisa a cui i discendenti di Filippo avevano dovuto porre rimedio forse per questioni legate all’eredità. MA MI SBAGLIAVO!
Continuando nella lettura di TUTTI gli atti disponibili (e per fortuna dopo settimane di esercitazione sono migliorato tanto nella comprensione delle varie calligrafie!!!!) ho trovato vari atti di nascita matrimonio e morte in cui compaiono i due cognomi e dove il cognome iniziale PELLICCIOTTA atto dopo atto diventa D’ETTORRE.
Nota tecnica: per questioni di copyright non è possibile inserire direttamente le immagini dei documenti dell’Archivio di Stato ma è possibile indicare il link a cui si trovano.
Un caso emblematico: il matrimonio di Nicola Pellicciotta
Nel matrimonio nel 1838 di Nicola Pellicciotta (1804-1842) figlio di Filippo Pelliciotta spunta fuori un documento interessantissimo.
Nell’atto di matrimonio https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561223/wQ4lxOn è scritto che Nicola è figlio di Filippo Pellicciotta e Angela Maria Cotellessa (!! – già questo mi ha allarmato) e che l’avo paterno è Ettore Pellicciotta di Crecchio. La sposa è Concezia Di Fresco.
Nicola Pellicciotta è nato nel 1804. Questa è la trascrizione del suo atto di nascita allegato al processetto matrimoniale https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561171/w69jaA6
C’è scritto
"Fidem facio atque testor, Ego [Josephus] Archip[resbyter] Karolus [?] Eccl[esiae] S. Luciae [?] et M. Berry Frisij, quisites perquisito libro baptizatorum ejusdem Pargeis, inter alias particulas, in eo contentas, sequentem invenisse.
Anno Domini 1804, die [22?] mensis [Martii?] D. Joseph Roccamoneta Econ[omus] huj[us] Eccl[esiae] S. Luciae et M. Berry Frisij baptizavit infantem natum ex Philippo Pellicciotta quondam Ettorre et Angela Maria Cotellessa conjugibus huj[us] Paroeciae, cui impositum est nomen Nicolam — Matrina fuit Rosa Calvaro huj[us] loci, de Patrix vero Maria Joanna d'Angelo, ex hac Parochia in fidem — Dorsalius Archip[resbyter] Ferrante.
Datum Frisij die decimo Mensis Aprilis 1837"
Firmato: Emilianus Mercadante Archip[resbyter]
Tradotto
"Faccio fede e attesto io [arciprete] della Chiesa di Santa Lucia di Frisa, avendo consultato il libro dei battezzati, di aver trovato la seguente particola: Nell'Anno del Signore 1804, il giorno [22?] del mese di [Marzo?], Don Joseph Roccamoneta, economo di questa Chiesa, battezzò un infante nato da Filippo Pellicciotta fu Ettorre e Angela Maria Cotellessa, coniugi di questa parrocchia, al quale fu imposto il nome Nicola. Madrina fu Rosa Calvaro di questo luogo, padrina Maria Giovanna d'Angelo.
Dato a Frisa il 10 aprile 1837"
Il padre Filippo Pellicciotta dunque è proprio la stessa persona “Filippo Pellicciotta fu D’Ettorre” che abbiamo visto e pertanto viene presentata la trascrizione dell’atto di morte ovviamente senza la successiva correzione del 1842 (siamo infatti nel 1838)
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561171/LeX9gml
Ed ora arriva la parte interessante: poiché il padre Filippo è morto, Nicola deve esibire anche l’atto di morte dell’avo paterno. Questo il documento che presenta:
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561171/Lzx9BqQ
C’è scritto:
Anno Domini octingentesimo sexto supra millesimum, die decimoquarto Januarii, Hector Pellicciotti origine Anxanensis, viduus quondam Bernardinae d'Alessandro, Parochiae huius Oppidi Crecchii tit. Sti Salvatoris, annos natus circiter septuagintaseptem, doni in communione Sanctae Matris Ecclesiae animam Deo reddidit, cuius corpus postri die sepultum est in Ecclesia Parochiali; Rdo Parochiae huius Oeconomo D. Salvatori Carulli pridie confessus, eodemque die per ipsum et sitio refectus Viatico, Sacrique Dei unctione roboratus. – Petrus Paullus Archipresbyter D’Eramo m.s."
Tradotto
"Nell'anno del Signore milleottocentosei, il quattordici gennaio, Ettore Pellicciotti, di origine Anxanense (di Lanciano), vedovo della fu Bernardina d'Alessandro, della parrocchia di questa terra di Crecchio intitolata al Santo Salvatore, di anni circa settantasette, rese l'anima a Dio nel dono della comunione della Santa Madre Chiesa. Il suo corpo fu sepolto il giorno seguente nella Chiesa Parrocchiale. Aveva ricevuto la confessione il giorno prima dall'economo della parrocchia, il reverendo Don Salvatore Carulli, e dallo stesso fu confortato il medesimo giorno col Viatico e rafforzato con la Santa Unzione. – Pietro Paolo Arciprete D’eramo, m.s."
Documento veramente notevole!
L’avo paterno (il nonno) sarebbe Ettore Pellicciotti di Lanciano, vedovo di Bernardina D’Alessandro.
Ma peccato che non sia il nonno giusto!!
C’è una palese incongruenza nelle date: il citato Hector Pellicciotti (con la I finale) è morto nel 1806, ma quando Nicola è nato nel 1804 il padre era “Filippo FU Ettorre”, cioè Ettore era già morto: quindi il documento presentato non c'entra nulla, si tratta di un'altra persona!
Ma l’Anagrafe di Frisa non se ne avvede ed accetta per buono il documento.
Ma anche se non è l’atto giusto il fatto rilevante è che lo sposo è andato a Crecchio (o ha delegato qualcuno) a chiedere l’atto di nascita di un certo Ettore Pellicciotta perché evidentemente sapeva che il nonno era di Crecchio e si chiamava Ettore Pellicciotta.
Cioè nel 1838 in famiglia era un dato di fatto che il nonno fosse Ettore Pellicciotta. Forse non sapevano che l’atto di morte riguardava un Ettore Pellicciotta sbagliato, o forse lo sapevano ma erano disposti a fare “carte false” pur di sbrigare le pratiche per sposarsi.
Nicola pur essendo nato e sposatosi come Pellicciotta in seguito registra all’anagrafe le sue figlie (Angela Rosaria, Domenica e Lucia) con il cognome D’Ettorre e non Pellicciotta! Si potrebbe obiettare che si tratti di un altro Nicola D'Ettorre ma la madre nei tre casi è sempre Concezia di Fresco proprio la donna sposata nel 1838 da Nicola Pellicciotta/D’Ettorre.
Nicola muore nel 1842 https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561281/wly8DqB con il cognome D’Ettorre.
Ho trovato tanti altri documenti che riguardano quasi tutti i figli di Domenico e Filippo che percorrono la stessa falsariga, nati con il cognome Pellicciotta ma atto dopo atto “diventano” D’Ettorre.
A guidarmi nella ricerca e confermarmi che si trattava sempre della stessa persona, e non di omonimia, è stato il nome e cognome dei coniugi che nello scambio tra PELLICCIOTTA e D'ETTORRE rimaneva inalterato.
Prossimamente riporterò tutte le situazioni dei figli di Filippo e Domenico, sono quasi venti persone ognuna con un iter anagrafico diverso e organizzandole in modo cronologico forse sarà possibile capire l’evoluzione della trasformazione del cognome nel tempo.
Negli anni successivi al 1804, negli atti di nascita compare il solo cognome D’Ettorre.
Nel 1806 Francesco Saverio figlio di Domenico viene registrato con il cognome D’Ettorre https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561171/wQ4lkkY
E nel 1807 Giuseppe figlio di Filippo https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17614855/LmkAYVb
Nel 1826 per il matrimonio del mio quadrisavolo Salvatore (1792-1841) figlio di Domenico lo sposo Salvatore è sprovvisto del certificato di nascita per cui il padre Domenico si presenta al giudice di San Vito (a San Vito c’era il Tribunale!!) con ben 8 testimoni al seguito per dichiarare la data di nascita di Salvatore D’Ettorre nel 1792 e Domenico dichiara inoltre di essere nato a Frisa e che è figlio del fu Ettore (come il padre di Filippo e questo rafforza l’idea che fossero fratelli) https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561159/LDjXrnn
La colpa della mancanza dell’atto di nascita di Salvatore è stata attribuita alla “poca cura e diligenza del signor Arciprete” (motivazione che ho trovato utilizzata anche in altri documenti da altre persone).
Però viene naturale il dubbio che l’atto di nascita della Parrocchia invece esistesse veramente ma ci fosse scritto Salvatore Pellicciotta per cui volendo sbarazzarsi del cognome Pellicciotta dichiararono che non si ritrovava l’atto originale parrocchiale per poter “modificare” il cognome in D’Ettorre. È un'ipotesi che potrò verificare solo consultando l’archivio parrocchiale di Frisa.
I problemi dell’anagrafe erano frequentissimi nel Regno delle Due Sicilie e riguardavano molte persone: oltretutto c’erano anche moltissimi figli di genitori ignoti. Per risolvere questi problemi sorti sulle “irregolarità” dell’anagrafe il Re Ferdinando II di Borbone dovette emanare il Real Rescritto del 28 giugno 1833 per stabilire le norme e le procedure per le rettifiche degli atti dello Stato Civile (errori di trascrizione, correzioni di nomi, cognomi o date nei registri di nascita, matrimonio e morte). Per sopperire alle carenze delle anagrafi sia civili che parrocchiali ci si poteva rivolgere ai tribunali per definire i dati anagrafici, una sorta di sanatoria, per permettere l’iter documentale dei matrimoni e quindi alle persone di sposarsi.
Il caso Carmine che conferma in modo inequivocabile la transizione del cognome.
Il caso di Carmine, però, documenta — secondo me — oltre ogni dubbio, il cambio di cognome.
Per il 1815 avevo trovato l’atto di nascita di Maria Nicola D’Ettorre in cui il padre è Carmine D’Ettorre (circa 1786) e la madre è Marianna Di Campli
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua18284752/5xpeRVE
Ma negli anni successivi a Frisa non ho trovato più figli della coppia Carmine-Marianna Di Campli, invece ho trovato nascite con padre Vincenzo D’ETTORRE del FU Carmine. Vincenzo è nato prima del 1809, quindi non è presente negli atti digitalizzati.
Dunque Carmine aveva almeno questi due figli, Vincenzo e Maria Nicola, ma rimane la questione fondamentale: chi era Carmine?
Era figlio di Filippo o Domenico? O addirittura un loro fratello minore?
A Frisa non riuscivo a trovare l’atto di morte di Carmine né della moglie Marianna Di Campli. Sembrava che Carmine si fosse volatilizzato.
Questa ricerca mi ha tenuto impegnato per settimane; ho pensato da subito a un trasferimento di Carmine altrove. Finalmente, con un'intuizione investigativa, partendo da una figlia di Vincenzo e procedendo a ritroso, ho trovato l'atto di morte di Carmine: Carmine è morto a Lanciano l'11 luglio 1820, alla giovane età di 34 anni.
Prima grande sorpresa: Carmine non è figlio di Filippo come mi aspettavo. È figlio di Domenico.
Seconda sorpresa, leggiamo l’atto:
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17615323/w69nGKb
Sia Carmine che il padre Domenico sono riportati con il doppio cognome D’Ettorre-Pellicciotta!!!
Cosa significa questo?
Secondo me significa che gli atti parrocchiali antecedenti riportavano il cognome Pellicciotta, ma la famiglia si identificava ormai con il cognome D'Ettorre.
A Frisa l'Anagrafe era sostanzialmente il sindaco o un suo delegato, che 'accettava' per buono che il cognome della famiglia fosse solo D'Ettorre. A Lanciano, invece, l'Ufficio Anagrafe era formato da personale impiegatizio di carriera, più attento ai propri doveri: non poteva sfuggirgli che negli atti precedenti il cognome fosse solo Pellicciotta, non D'Ettorre. Così, visto che la famiglia si dichiarava ormai solo D'Ettorre, avranno probabilmente aggiunto D'Ettorre come secondo cognome, accanto a quello originale.
Quando Vincenzo nasce a Lanciano (o meglio, come abbiamo visto, nel comune di Lanciano, ma nelle contrade a ridosso del comune di Frisa, non certo nel centro cittadino) nel 1807, infatti, è indicato con il doppio cognome
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17614842/LNayVWz (è la trascrizione dell’atto di nascita nel suo processetto matrimoniale)
Nel 1834 si sposa a Lanciano ed è annotato con il doppio cognome
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17615102/wQ49ebn
e quando nasce la prima figlia, Filomena, a Lanciano, anch'ella ha il doppio cognome:
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17615712/57lrE3o
ma quando Vincenzo si trasferisce da Lanciano a Frisa (sostanzialmente passando sull’altro lato del tratturo) si uniforma ai cugini e “dimentica” Pellicciotta, imponendo ai figli nati a Frisa, Maria Domenica I (1838-1838), Nicola (1840), Maria Domenica II (1843), Marianna I (1846-1847), Antonio (1848) e Marianna II (1852) solo il cognome D’Ettorre.
Nel suo atto di morte https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561305/0AxY8NW c’è scritto solo D’Ettorre.
L'atto di morte di Carmine attesta che lascia solo due figli, Vincenzo e Maria Nicola (1815). Ma contiene un errore, c’è scritto che la moglie è Marianna Murri invece di Marianna Di Campli. A margine dell’atto c’è una successiva correzione del 1834 (l’anno del matrimonio di Vincenzo) in cui si corregge l’errore del cognome della moglie (ma per non farci mancare niente l’impiegato trascrivendo sbadatamente la sentenza scrive che il morto è Domenico Pellicciotta D’Ettorre e non Carmine aggiungendo un altro errore…..)
Carmine è morto a 34 anni. Morte naturale oppure violenta?
A tale proposito sono venuto a conoscenza da poco di una storia che parla di una morte violenta nella famiglia D'Ettorre, ma ovviamente non ne conosco il nome e non ho nessun elemento per individuarlo.
Alla fine di questo travagliato periodo Giuseppe (1807-1887) nel suo secondo matrimonio nel 1842 a Lanciano viste le difficoltà incontrate da fratelli e cugini nei matrimoni precedenti sfruttando il Real Rescritto del 1833 va in Tribunale e dichiara che il padre era Filippo D’Ettorre (presentando di nuovo l’atto rettificato su richiesta della nipote Anna Vincenza proprio nel 1842) e non va tanto per il sottile, dichiarando drasticamente che il nonno era... Ettore D’Ettorre tout court!!!!!!.
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17614855/wbYVjQ4 e
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17614855/5Gp6Ny2
Chiaramente è una forzatura della realtà documentale, ma si può comprendere l’esasperazione a cui oramai erano arrivati in famiglia.
Il giudice prende per buone le sue affermazioni e il tribunale rilascia la sentenza, ma valida “solo ai fini del matrimonio”.
Il patronimico che diventa cognome
Se l'ipotesi è corretta, il meccanismo è chiaro. Nel Meridione pre-unitario, e in particolare nelle comunità rurali, era pratica comune identificare una persona attraverso il nome del padre: Antonio fu Giovanni oppure Maria di Carmine. In alcuni casi, questo tipo di identificazione finiva per solidificarsi e diventare un vero e proprio cognome alternativo.
È verosimilmente questo che accadde nella famiglia Pellicciotta di Frisa: il patronimico D'Ettorre — "di Ettore", cioè "figli di Ettore" — prese progressivamente il sopravvento sul cognome originale. La transizione è documentata: nel 1804, il battesimo di Nicola riporta ancora "Pellicciotta fu Ettoris"; ma già nel 1806, nell'atto di nascita di Francesco Saverio, compare D'Ettorre, e anche in quello di Giuseppe (1807).
Nel giro di pochi anni, il cognome cambia nei registri di Frisa.
Trasformazione voluta o inconsapevole?
Io non sono assolutamente in grado di rispondere con certezza: propenderei per un'evoluzione inconsapevole, cioè che si riferissero a loro stessi come “Filippo e Domenico di Ettore Pellicciotta” e che, con il tempo, “d'Ettore” abbia cancellato nell'uso “Pellicciotta”.
E il processo non è avvenuto in modo lineare, ma si è sviluppato in modo confuso, come si può vedere nel seguente caso:
Il caso di Maria Domenica Pellicciotta
Chiaramente, per completare la ricerca, ho dovuto leggere con attenzione tutti gli atti in cui è coinvolto un/una Pellicciotta.
Nel 1823, Maria Domenica Pellicciotta si sposa con Domenico Di Nunzio.
Già nell’indice del libro dei matrimoni:
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561206/w69jn76 l’ufficiale d’anagrafe scrive come nome del genitore della sposa “D’Ettorre del fu Filippo” formula abbastanza vaga e incomprensibile.
Poi nell’atto https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561206/0MEyQPM c’è scritto “figlia del fu Filippo D’Ettorre Pellicciotta (….) e Angela Maria Cotellessa”.
Andiamo a vedere il contenuto del processetto.
Nel frontespizio del fascicolo https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561156/0JlrRol c’è scritto Sposa Maria Domenica Pellicciotta.
Ma nell’atto di nascita della sposa abbiamo:
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561156/wEQ2rnX sorpresa!!!
È l’atto di nascita del 1801 di Maria Domenica D’Ettorre, il padre è Filippo D’Ettorre.
Viene allegato l'atto di morte di Filippo, che abbiamo già visto in precedenza
E viene allegato anche l'atto (sbagliato) di morte di Hector Pellicciotti, riutilizzato poi nel 1838 da Nicola.
Quindi quando nasce Maria Domenica è D’Ettorre, quando si sposa nel 1823 è Pellicciotta.
Per il momento non ho altri dati su di lei; dato che il marito è di Lanciano, si sarà trasferita, e quindi va analizzata l’anagrafe di Lanciano per vedere se è rimasta Pellicciotta anche dopo.
Il matrimonio di Camillo
Camillo (1798), figlio di Domenico, si sposa nel 1824 a Crecchio
Anche lui non ha il certificato di nascita, per cui il padre Domenico fa un atto di notorietà a San Vito, e l'atto viene omologato dal Tribunale di Chieti
Nel fascicolo del processetto viene allegato come atto di nascita di Camillo D’ETTORRE la trascrizione della sentenza di omologazione del Tribunale di Chieti
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17537722/0nAQMdg dove viene ribadito che Camillo D’ETTORRE è nato nel 1798 dai coniugi Domenico D’ETTORRE e Maria Nicola Cotellessa.
Poi viene allegato il certificato di nascita della sposa Francesca Paola Mancinelli
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17537722/wEQ6RdK dove in alto a sinistra qualcuno (il parroco o l’ufficiale di anagrafe di Crecchio) scrive:
“Certificato di nascita
per servire pel matrimonio
di Francesca Paola del fu Antonio Mancinelli
con Camillo di Domenico PELLICCIOTTI”
PELLICCIOTTI! Banale lapsus oppure la famiglia era considerata a Crecchio ancora come Pellicciotti/a?
La sentenza del 1842 sul cognome di Filippo
Nel 1842, il Tribunale di Chieti, emanando la sentenza per regolarizzare retroattivamente l'atto di morte di Filippo (https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561073/w1j6QWB già citato) sanciva ufficialmente che il cognome della famiglia era D'Ettorre, almeno per il ramo di Filippo.
Un atto giuridico che cercava di mettere ordine in una situazione già ampiamente stratificata, ma che non va confuso con una fonte storica.
È, per dirla senza mezzi termini, una "toppa" giuridica applicata a posteriori.
Il caso inverso
Come se non bastasse, esiste anche il caso contrario: Anna Domenica (1808) nata D’Ettorre, figlia di Filippo https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua18284747/0AY4Pvg nel 1838 chiese ed ottenne ufficialmente di cambiare il suo cognome da D'Ettorre a Pellicciotta — nella direzione opposta rispetto a fratelli e cugini: https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561069/Ly2AP4K
In realtà c’è una spiegazione semplice per questo cambio. Nello stesso anno infatti Anna Domenica si sposa con il vedovo Pietro Nicola Ferrante https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17615140/Lo9lDOR, il matrimonio avviene a Lanciano perciò Anna Domenica deve affrontare l’occhiuta anagrafe comunale lancianese a cui deve presentare i certificati di morte del padre Filippo e dell’avo paterno Ettore dove risultano ambedue Pellicciotta, infatti nel 1838 l’atto di morte di Filippo riporta ancora Pellicciotta (“Filippo Pellicciotta fu D’Ettorre”) e sarà modificato solo nel 1842. Pertanto Anna Domenica preferisce modificare il proprio cognome D’Ettorre in Pellicciotta come male minore: probabilmente se si fosse sposata a Frisa non ne avrebbe avuto neanche la necessità con l’accomodante anagrafe frisana.
Quindi si è trattato di un cambio di cognome per un motivo contingente e non per nostalgia per il vecchio cognome familiare
Anna Vincenza, dal canto suo, doveva sposarsi a Lanciano e aveva bisogno di allineare un solo tassello mancante: il nonno Filippo, ancora Pellicciotta nell'atto di morte. Il padre Andrea era già D'Ettorre per l'anagrafe di Frisa https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561273/Lo92Dgq. Da qui la richiesta al Tribunale di rettifica del 1842 per il solo nonno Filippo.
Non è un caso che questo tipo di correzione in occasione dei matrimoni riguardi solo la famiglia di Filippo, mai quella di Domenico. Domenico visse a lungo — fino al 1844, sopravvivendo persino ad alcuni dei propri figli — e poté presenziare personalmente ai matrimoni della propria discendenza: nessun certificato di morte del padre era necessario, perché il padre stesso era lì, vivo, a fare da garante diretto. Filippo invece morì già nel 1817, lasciando ai propri figli e nipoti il compito di dimostrare sulla carta, ogni volta da capo, chi fosse stato — ed è proprio in quel vuoto, colmato di volta in volta con soluzioni diverse a seconda della convenienza del momento, che nasce tutta l'oscillazione che abbiamo visto.
L'anagrafe di Lanciano, del resto, non chiedeva la verità storica del cognome — chiedeva solo che, all'interno della singola pratica in esame, i documenti presentati risultassero coerenti tra loro lungo la linea diretta: nonno, padre, richiedente. Non le interessava (né aveva modo di sapere) che pochi anni prima, nello stesso ufficio, un'altra discendente della stessa famiglia avesse sistemato le cose nella direzione esattamente opposta. Era un rigore procedurale, non sostanziale: bastava la coerenza verticale di un singolo incartamento, non quella trasversale tra fascicoli diversi. Ogni pratica viveva la propria vita a sé — anche quando riguardava, a distanza di pochi anni, la stessa identica famiglia.
Lo stesso principio, del resto, vale anche un gradino più in alto. Nemmeno il Tribunale di Chieti, quando interveniva con le sue sentenze di rettifica, cercava di ricostruire o imporre una coerenza storica complessiva sull'intera famiglia: sanava, caso per caso, la singola pratica che gli veniva sottoposta. La sentenza del 1842 su Filippo nasce da un'esigenza specifica e circoscritta — quella di Anna Vincenza, che doveva sposarsi — non da un disegno unitario pensato per mettere ordine una volta per tutte nel cognome dei D'Ettorre. Anche la giustizia, in questo senso, procedeva per incartamenti singoli: risolveva il problema di chi aveva bussato alla sua porta, non la storia della famiglia nel suo complesso.
E tutto questo descrive un'epoca in cui l'identità anagrafica era assai meno rigida di quanto siamo abituati a pensare oggi — e in cui i notai, i parroci e gli ufficiali di stato civile facevano del loro meglio per registrare persone che a volte rispondevano a nomi diversi a seconda di chi li conosceva e da quando.
Infine una curiosità: tra tutti i discendenti di Filippo documentati nell'Ottocento, nessuno porta il nome Filippo. Come se quel nome — insieme al cognome originale — fosse stato inconsciamente accantonato, quasi dimenticato nel passaggio da una generazione all'altra. Oppure si può ipotizzare una damnatio memoriae?
Ma rimane ancora un punto oscuro
A offuscare la mia soddisfazione per questa ricerca, però, c'è un nome: Antonia D'Ettorre.
Dall’atto di morte nel 1830 https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561268/5xXpMbg
sappiamo che è morta a 65 anni, quindi è nata nel 1765; l'atto di morte dice che è nata a Crecchio!!
Grande mistero!!
Sorella di Filippo e Domenico?......oppure prima figlia di Filippo? Quando è nata, Filippo aveva 21 anni, ed è plausibile che possa essere suo padre. Suo marito è Donato Cocco. Uno dei denuncianti all'anagrafe la morte di “Filippo Pellicciotta figlio del fu D'Ettorre” si chiama proprio Donato Cocco, quindi o è un incredibile caso di omonimia oppure è proprio il marito di Antonia e dunque forse il genero del morto!
Infatti l’ipotesi basilare da cui parto è che Antonia sia figlia di Filippo e della prima moglie e che sia nata a Crecchio (ammesso che questo dato sia corretto) come Pellicciotta ma con il trasferimento a Frisa come il resto della famiglia è “diventata” D’Ettorre. Nell'atto di morte è riportata con il cognome D'Ettorre, vedova di Donato Cocco.
Già nel 1812 nell’atto di matrimonio del figlio Vincenzo https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua18284736/5dAZ2KY è menzionata come Annantonia D’Ettorre.
Invece, nell'atto di morte di Donato Cocco del 1817 è menzionata come Antonia PELLICCIOTTA https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561255/04pW64a
È menzionata ancora come PELLICCIOTTA anche nei matrimoni di altri figli:
nel 1822 Giovanna Cocco https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561205/58nyEEX
nel 1823 Carmela Cocco https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561206/0MEyQg6
nel 1828 Gaetano Cocco https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561211/5d4A9lv anche se nell’atto di nascita di Gaetano è Annantonia D’Ettorre https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561161/LaaQK8R
Mentre nel matrimonio di Camillo nel 1828, dopo che Antonia è morta, è citata come D’ETTORRE https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561222/w9opVVW
E nell’atto di nascita di Camillo è riportata come Annantonia D’Ettorre https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561170/57lQY2o, per cui Camillo chiede la rettifica del nome da Annantonia a Antonia https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561170/wRXnePV
Possiamo constatare la continua oscillazione del cognome con convergenza finale verso D’ETTORRE.
C'è un caso parallelo che potrebbe spiegare quello che è accaduto per Antonia: Caterina Pellicciotta, figlia di Domenico Pellicciotta, è morta nel 1822 a 35 anni (quindi dovrebbe essere nata nel 1783, ma le età riportate negli atti non sono sempre affidabili). Nell’atto di morte è scritto Caterina Pellicciotta. Ma suo figlio, Luigi Di Fresco, sposandosi nel 1842, corregge in modo postumo il cognome della madre in D’Ettorre! Nel Processetto del Matrimonio si trova infatti:
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561175/wjjaRGm
Caterina, nata, vissuta e morta come Pellicciotta, diviene D'Ettorre da morta!
Per Antonia serve assolutamente visionare gli atti degli Archivi Parrocchiali di Crecchio (se Crecchio è giusto).
Un altro piccolo punto oscuro
In un atto di nascita del 1809 https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua18284747/LaQpAPJ la madre è Marianna D’ETTORRE, coniuge di Giovanni Di Crecchio.
In un atto di morte del 1812
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua18284743/04WamAR la madre della bimba morta è Mariangela D’Ettorre, ma il coniuge è sempre Giovanni Di Crecchio
Ed infine nel 1814 in un atto di nascita
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua18284743/04WamAR la madre è Marianna PELLICCIOTTA e il padre sempre Giovanni Di Crecchio.
È evidente che si tratta della stessa persona. Non sono riportate le età di Marianna/Mariangela, ma presumo che sia nata circa nel 1790.
Rimane solo il dubbio se sia figlia di Filippo o di Domenico, ma conto di risolvere prima o poi questo interrogativo.
La probabile origine: Crecchio??
La ricerca documentale suggerisce che Filippo e Domenico (o forse il loro ipotetico padre Ettore) provenissero da Crecchio. Troppi i legami emersi con Crecchio.
Molti dei matrimoni dei figli di Domenico e Filippo, inoltre, sono con donne di Crecchio.
La relazione con gli altri D’Ettorre di Italia
La distribuzione territoriale del nostro cognome la possiamo vedere sul noto sito Gens http://www.gens.info/italia/it/turismo-viaggi-e-tradizioni-italia?cognome=D%27Ettorre&x=40&y=9#google_vignette
Nella mappa possiamo vedere che il cognome risulta principalmente diffuso in Abruzzo a Frisa e in Val Pescara e in provincia di Taranto e in misura minore altrove.
Mi ero sempre chiesto se ci fosse un collegamento tra i vari nuclei D'Ettorre sparsi in Italia. I risultati di questa ricerca mi permettono ora di rispondere, almeno per il nostro ramo: siamo certamente di fronte a un cognome poligenetico. In onomastica si chiamano così i cognomi nati più volte, in luoghi e momenti diversi, attraverso lo stesso identico meccanismo — nel nostro caso il patronimico "di Ettore" — senza che questo implichi alcuna parentela tra i vari nuclei. Il nostro D'Ettorre di Frisa, nato da Pellicciotta intorno al 1800, è un caso documentato con precisione; presumo che gli altri nuclei (pugliese, o altri gruppi abruzzesi) si siano formati con lo stesso meccanismo indipendente, anche se non ho studiato la loro storia specifica con lo stesso dettaglio. Quindi posso affermare con un ragionevole grado di sicurezza che il nucleo D’Ettorre di Frisa non ha relazioni con gli altri gruppi.
Come conclusione di questo paragrafo vorrei sottolineare che mi ha molto colpito la testarda e duratura lotta di un gruppo di contadini analfabeti per poter cambiare il proprio cognome affrontando una serie di contrarietà burocratiche e anche spese. Nella sentenza del 1842 per la rettifica del cognome di Filippo nell’atto di morte
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua17561073/w1j6QWB il giudice menziona la “povertà dell’istante” Anna Vincenza D’Ettorre (figlia di Andrea) e quindi forse esonerandola dai pagamenti di diritti.
E non so poi se si dovessero recare anche personalmente al tribunale di Chieti a presenziare nelle udienze o bastasse la presenza del loro avvocato. Comunque, per il matrimonio di Salvatore, il genitore Domenico si è presentato personalmente al giudice di San Vito con ben otto testimoni (immaginiamo la scena!) per fare l'atto di notorietà per la nascita del figlio.
Sviluppi futuri: verso gli archivi fisici
La ricerca online ha prodotto risultati straordinari, ma ha anche mostrato i suoi limiti. Il portale Antenati non ha tutto: molti registri non sono ancora stati digitalizzati, altri sono illeggibili nelle fotografie disponibili, altri ancora potrebbero trovarsi in archivi diocesani o notarili non ancora consultabili da remoto.
Il passo successivo è quello di accedere agli archivi fisici — in particolare l'Archivio Diocesano di Lanciano-Ortona e Chieti — per cercare i documenti che potrebbero risolvere le questioni ancora aperte:
- Chi era Ettore Pellicciotta? Era davvero il padre di Filippo e Domenico?
- Chi era la prima moglie di Filippo? (madre di Andrea)
- Ci sono tracce dei Pellicciotta a Crecchio prima dell’arrivo a Frisa?
- Ci sono gli atti di matrimonio di Filippo e Domenico con le mogli Cotellessa?
- Chi era Antonia D’Ettorre, nata a Crecchio nel 1765 e morta a Frisa nel 1830, coniugata con Donato Cocco? La sorella di Filippo o Domenico, o la prima figlia di Filippo?
- Mariangela/Marianna D’Ettorre/Pellicciotta è figlia di Domenico o Filippo?
- Berardina D’Ettorre (caso di cui non si è fatta menzione sopra): di chi è figlia? Domenico o Filippo?
Se qualcuno è a conoscenza di ulteriori dati, o semplicemente ha documenti di famiglia che potrebbero aggiungere tasselli, ogni contributo è benvenuto.
Aiutami a completare l'albero del Novecento
L'albero che ho ricostruito copre sistematicamente l'Ottocento, basandomi sui documenti digitalizzati dall'Archivio di Stato, con i limiti descritti in precedenza; è espanso al Novecento solo per quello che conosco personalmente, quindi i miei parenti, ma può essere ampliato.
Se volete contribuire a completare l'albero con i dati del XX-XXI secolo, mandatemi i vostri dati: li inserirò nell'albero e aggiornerò la pagina.
Potete contattarmi all'indirizzo: maurodettorre@tin.it